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benessere nella qualita' di vita per bambini emato - oncologici in terapia |
L' A.B.E.O. Liguria, Associazione Ligure Bambino Emopatico e Oncologico,
è una associazione volontaria di genitori che sostiene iniziative a favore dell'Unità
Ospedaliera IV Pediatria dell'Istituto G. Gaslini di Genova.
L'U.O.
Emato - Oncologica Pediatrica IV Ped. Si occupa di malattie neoplasiche, genetiche
ed essenziali; afferiscono quindi all'assistenza in degenza ed in ambulatorio
bambini ammalati di leucemie e tumori ed altri che presentano alterazioni croniche
e non afferenti alle funzioni ematologiche. Questo tipo di utenza è soggetto a
ricoveri ricorrenti a volte anche di lunga durata e spesso la provenienza dei
pazienti è da luoghi lontani.
Le famiglie in toto si trovano quindi ad
affrontare disagi psicologici di vario genere, in parte relative alla drammaticità
delle diagnosi, ed in parte alla situazione logistica di allontanamento ed
isolamento, quest'ultimo anche per le famiglie normalmente residenti nella nostra
città.
Per questo motivo si ravvisa, da parte dell' A.B.E.O. Liguria,
di sostenere ed appoggiare qualsiasi attività ludico - ricreativa ed educazionale
che consenta di ridurre e di prevenire i disagi menzionati.
E' così
nato il "Progetto Benessere nella Qualità di Vita", così denominato perché
volgiamo porre in evidenza il fatto che desideriamo occuparci dei piccoli pazienti
emato - oncologici secondo una prospettiva che esalti il diritto del bambino ad
essere tale in ogni situazione. Poiché l'ospedale e il domicilio presso strutture
comunitarie non possono offrire spazi di gioco tradizionali ci preoccupiamo di
offrire valide alternative di occasioni ludiche e ricreative. La dimensione ludica,
per essere di "buona qualità", deve essere adeguata alle esigenze del momento:
inutile e dannoso spingere il bambino ad una "normalizzazione" nella quale potrebbe
essere frustrante confrontare i risultati ottenuti con quelli che era abituato
ad ottenere, soprattutto per la diversità dei percorsi e per l'inevitabile, anche
se contenibile, iperprotettività genitoriale. La dimensione educativa è conseguente
alla possibilità che l'attività ludica sia soddisfacente, perché solo in questo
caso è possibile arrivare ad accettare serenamente che ci si può "accontentare"
senza sentirsi sminuiti se quanto proposto e quanto "giocato", pur essendo differente,
è altrettanto valido e può sostituire quanto si era abituati a fare. Vogliamo
perciò incrementare un senso di scoperta delle nuove possibilità tanto che esse
lascino traccia e posano essere ricercate ancora alla fine del periodo di malattia.
Sono stati quindi previsti e realizzati due tipi di intervento; il primo
nel reparto di Malattie Infettive, dove spesso i bambini da noi seguiti vengono
accolti anche per lunghi periodi e dove si trovano in un ambiente nel quale hanno
difficoltà a comprendere ed accettare le restrizioni ambientali e comportamentali
colà imposte perché necessarie alla loro salute. La presenza in quel reparto è
pesante da sopportare per un bambino per il quale quel paesaggio è inscritto in
un arco di tempo e di cure ben più lungo e con la consapevolezza che l'esperienza
potrebbe ripetersi e peggiorare. Il secondo intervento è stato previsto perché
venga attuato presso le strutture residenziali esterne all'ospedale, dove sono
domiciliati i pazienti provenienti da altre province; il più numeroso trova ora
alloggio presso il centro di accoglienza della Croce Rossa di via Sturla, altri
sono ospitati presso gli alloggi dell' Associazione A.B.E.O. Liguria, in entrambe
si svolge anche l'attività di Assistenza Medica Domiciliare. Proprio perché
alcuni bambini si possono trovare in condizioni di "ricovero a domicilio"
con possibili restrizioni della mobilità fisica, appare importante la necessità
di strutturare un'attività ludica che consenta il maggior sviluppo possibile della
creatività e che sia contemporaneamente distensiva e gratificante.
Per
ciò che riguarda il primo intervento, si è pensato di proporre nel reparto
di Malattie Infettive l'attività di creazione di oggetti a partire da materiali
poveri e di recupero. Questo tipo di attività consente il rapporto 1:1 tra educatore
e paziente, così come è necessario nella condizione di isolamento in cui si trova
il bambino. Abbiamo constatato come questo gioco sia particolarmente gradito
ai bambini che vengono coinvolti attivamente sia dalla scelta dei materiali, che
dei temi da sviluppare cosicché il prodotto del loro operato risulta soltanto
orientato dall'adulto, ma realizzato con soddisfazione dai bambini stessi. Il
gioco è conveniente, sia che venga realizzato in un incontro, che venga completato
in incontri successivi.
Per il secondo tipo di intervento, poiché
la situazione di domiciliazione è meno restrittiva di quella di ricovero, abbiamo
tenuto conto della possibilità che esso si svolga con uno o più bambini contemporaneamente,
a seconda delle situazioni e delle necessità. Si è sviluppato un progetto di arteterapia
che consiste nel proporre ai bambini l'uso del colore attraverso un percorso dinamico
che alterna strutturazione e destrutturazione delle forme: ottimo è l'interesse
dei piccoli ed il loro costante gradimento. Abbiamo pensato di diversificare
i progetti in considerazione del fatto che attività diverse possano offrire maggiori
opportunità di sviluppo della creatività. E' inteso che, a seconda della presenza
di nostri pazienti nelle varie strutture, può esserci un interscambio tra operatori
e interventi.
Genova, novembre '01 |
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