Premesse
I
pazienti affetti da patologie cronico-degenerative (nell'esempio dell'Istituto
Gaslini in Genova si tratta di patologie emato-oncologiche pediatriche) vengono
sottoposti a ripetuti ricoveri, anche di lunga durata, necessari per la somministrazione
di farmaci (nel nostro caso trattasi sia di farmaci chemioterapici sia di farmaci
per il trattamento delle complicanze infettive e tossiche da essi derivate). Per
questi pazienti (soprattutto se bambini) e per i loro familiari poter eseguire
presso il proprio domicilio prelievi ematici, visite mediche, terapie endovenose
o trasfusioni di emoderivati facilita l'inserimento dell' "esperienza malattia"
nella globalità della più ampia e complessa esperienza di vita,
favorendo il recupero della quotidianità nella gestione domestica.Per
i pazienti in fase terminale (spesso assolutamente saturi ed intolleranti nei
confronti dell'ospedale) e per i loro parenti, la possibilità di poter
rimanere a domicilio permette di vivere il momento più delicato della malattia
in un ambiente più intimo e raccolto evitando interferenze di stimoli estranei
ed inopportuni.
La
possibilità di poter assistere a domicilio tali pazienti rappresenta, quindi,
una valida opportunità per migliorarne la qualità della vita e anche
della morte. D'altra parte è importante non generare sia nella fase
iniziale della malattia e ancor più nella fase terminale, nei bambini e
nella famiglia sensazioni di abbandono dovute allassistenza al di fuori
delle stanze protette dell'ospedale.
Lassistenza
domiciliare va dunque considerata come un sistema integrato di interventi domiciliari
di assistenza sanitaria e sociale continuativa che consente ai bambini affetti
da patologie emato-oncologiche, o nella fase terminale della malattia, di rimanere
il più possibile nel proprio ambiente abituale di vita. Questo sistema
consente di contenere il numero e la durata dei ricoveri ospedalieri e di assicurare
la migliore assistenza possibile, avvantaggiando sia il singolo bambino (miglioramento
della qualità di vita) sia la collettività (indubbia riduzione della
spesa sanitaria per diminuzione dei cosiddetti «ricoveri impropri»).
Le
cure domiciliari, quindi, si caratterizzano per:
1. la
globalità dellintervento terapeutico che non si limita al controllo
dei sintomi fisici, ma si estende al sostegno psicologico, relazionale, sociale
e spirituale;
2. la
molteplicità delle figure professionali che sono coinvolte nel piano
di cura;
3. lintensità
delle cure che devono essere in grado di dare risposte pronte ed efficaci al mutare
dei bisogni del malato;
4. la
continuità della cura fino allultimo istante, sostenendo la famiglia
durante la malattia e il lutto.
Ogni
problema deve essere discusso da tutta l'èquipe sanitaria, che deve poter
disporre di tempi e modi per confrontarsi e per dotarsi di linee guida di comportamento
generale, o di specifiche soluzioni per i singoli casi. Il programma delle cure
palliative deve includere, oltre ai genitori, i fratelli, le sorelle e gli altri
membri significativi della famiglia e della comunità. I medici e gli infermieri
coinvolti nel progetto devono instaurare una relazione positiva con i genitori,
rispettando il loro ruolo, che non viene demandato solo perché in quel
momento il loro figlio ha alcune necessità a cui non riescono a far
fronte. Alle figure del medico e dell'infermiere possono affiancarsi efficacemente
altre figure con compiti specifici quali lo psicologo, il fisioterapista, l'insegnante,
l'assistente sociosanitario.
Gli
obiettivi del progetto di assistenza domiciliare (in atto presso il dipartimento
di Ematologia ed Oncologia Pediatrica dell'Istituto Giannina Gaslini) possono
essere così schematizzati:
1.
ridurre il disagio fisico, psicologico e sociale avvertito dalle famiglie
nei confronti di lunghe degenze ordinarie e alleggerire il peso derivante dalle
problematiche sanitarie e socio-assistenziali relative ai pazienti pediatrici
affetti da patologia onco-ematologica con particolare attenzione alla fase terminale;
2.
ridurre
i costi dell'assistenza, favorendo dimissioni precoci, protette; ridurre
il numero di ricoveri impropri nei reparti di degenza.
3.
rendere
disponibili i posti letto di degenza ordinaria per pazienti in condizioni cliniche critiche.
4. promuovere
la cultura gestionale delle cure domiciliari e palliative nellambito pediatrico,
facendo convergere attività e interessi delle organizzazioni di volontariato
e della medicina del territorio sui piani assistenziali istituzionali.
Modulo
funzionale di Assistenza Domiciliare in Emato-Oncologica pediatrica dellIstituto
Gaslini: attuale struttura organizzativa.
Dal
15 aprile 2000 all'interno della rete di servizi offerti dalla U.O. Ematologia
ed Oncologia dellIstituto Gaslini (Sezione di Oncologia, 10 p.l.; Sezione
di Ematologia, 9 p.l.; Unità Trapianto di Midollo osseo, 6 p.l.; Day Hospital,
10 p.l.) è stato attivato un Modulo di Assistenza Domiciliare (A.D.). Questo
servizio, innovativo per l'organizzazione dell'Istituto, rappresenta una nuova
tappa di un cammino terapeutico "allargato".
Promovendo
ed incentivando la cultura delle cure a domicilio, ci si propone di ottenere
un miglioramento della qualità di vita dei bambini affetti da malattie
emato-oncologiche soprattutto nel loro ultimo periodo di vita.
Questa
innovativa modalità assistenziale viene offerta non solo a pazienti in
progressione di malattia, ma anche ai pazienti "in terapia" attraverso
una "continuità assistenziale".
La
realtà presente all'Istituto Gaslini di Genova rappresenta il risultato
di una integrazione tra strutture pubbliche (Regione Liguria, IRCCS Gaslini) ed
enti privati (A.B.E.O. - Associazione Ligure Bambino Emopatico ed Oncologico -;
Fondazione Maruzza Lefébvre dOvidio, Fondazione Gaslini; A.I.L. -
Associazione Italiana lotta alle Leucemie e Linfomi -). Grazie alla volontà
di A.B.E.O. (che si è impegnata nella raccolta di fondi per finanziare
nella quasi totalità questo progetto pilota in ambito nazionale) ed al
contributo della Regione Liguria (che con deliberazione del novembre 1999 attribuisce
ad A.B.E.O. un finanziamento modesto ma significativo) il progetto ha potuto prendere
"forma". In seguito ad una prima stesura risalente al settembre 1998
ed alcune successive rielaborazioni il progetto viene acquisito dall'Istituto
nel luglio 1999 e ufficialmente presentato dalla Direzione dellIstituto
allAssessore alla Sanità e Servizi Sociali della Regione Liguria.
Successivamente L'Istituto Gaslini ufficializza il "Progetto di Assistenza
e Terapia domiciliare in emato-oncologia pediatrica" il 21 dicembre 1999
con delibera del suo Consiglio di Amministrazione.
Come
per ogni progetto, prima di redigere la stesura definitiva, si è attentamente
analizzato la possibilità di realizzazione e si è attuata un'analisi
della domanda. Analizzando l'attività svolta dal Day-Hospital di Emato-oncologia
pediatrica dell'Istituto Gaslini in un periodo di 15 giorni (Novembre 1998) è
risultato che, in base alle prestazioni erogate, il 50% dei pazienti sono
eleggibili per la terapia domiciliare. Secondo una parallela valutazione dei sanitari
avrebbero potuto fruire dell'assistenza domiciliare non meno del 25% dei pazienti.
Le abitazioni presso le quali i pazienti assistiti risiedono durante le cure sono
per lo più collocate nelle vicinanze dell'Istituto. Più del 65%
dei pazienti, infatti, risiede fuori Regione e trova domicilio in strutture da
diversi anni organizzate per l'accoglienza. Questa scelta permette un ragionevole
rapporto tra la vicinanza dellutenza al servizio e la capienza necessaria
per una attiva gestione economica, con contrazione dei tempi morti di spostamento.
Secondo
l'analisi di un questionario proposto ai genitori dei nostri pazienti nel periodo
novembre 1998 - gennaio 1999, lassistenza domiciliare è una necessità
molto sentita. Eseguire procedure diagnostiche e terapeutiche a domicilio rappresenta
un sollievo per un nucleo familiare segnato da una lunga malattia, un tentativo
di rendere al bambino e ai suoi genitori unesistenza il più normale
possibile (non abbandonare forzatamente il lavoro, non rinunciare a tutti i rapporti
di amicizia o alle piccole abitudini familiari).
Nell'Aprile
2000 il Progetto di Assistenza Domiciliare viene formalmente attivato e vengono
presi in carico i primi pazienti da un'equipe formata da un medico ed un'infermiera.
Dal
Gennaio 2001 l'organico è stato ampliato con la presenza aggiuntiva di
un medico coordinatore, un secondo medico dedicato all'assistenza, una seconda
infermiera, una psicologa ed un insegnante di scuola elementare (quest'ultimo
per 12 ore settimanali).
Il
servizio è stato garantito con almeno un medico e un'infermiera dalle 8
alle 16, cinque giorni la settimana. In caso di assistenza a pazienti in
fase terminale o in terapia infusionale continua (nutrizione parenterale totale
e/o idratazione forzata) lintervento si è esteso su base volontaria
nel week-end e la disponibilità telefonica medico-infemieristica è
stata garantita 24 ore su 24.
Dall'aprile
2002 è stata assunta a contratto una 3° unità infermieristica
consentendo la copertura del servizio con 2 unità infermieristiche 5gg/7
tutto l'anno e in casi selezionati una estensione dell'orario di servizio
dalle 16 alle 20 e al sabato-domenica.
Il
territorio di attività corrisponde all'area metropolitana di Genova allargata
ad alcuni comuni limitrofi per un raggio di circa 25 km dall'Istituto Gaslini.
Per raggiungere il domicilio il personale (dipendente dell'Istituto) ha utilizzato
due autovetture e due scooters.
Nel
periodo 10 aprile 2000 10 aprile 2002 (567 giornate lavorative totali in
un periodo di 730 giorni consecutivi) sono stati presi in carico 78 pazienti in
91 fasi terapeutiche così distribuite:
- 11
fasi terminali (12%): 9 alla prima presa in carico (1 pz assistito in collaborazione
con ADI Cure Palliative A.S.L. 003 Genovese) e 2 recidivati ed inseriti in un
programma di cure palliative in un secondo momento;
- 80
dimissioni precoci (88%) per prosecuzione di terapie iniziate in reparto, esecuzione
di esami ematobiochimici ( addestramento alla gestione del catetere venoso centrale).
Sono
stati seguiti mediamente 6 bambini per settimana (da un minimo di 2 a un massimo
di 14) per un totale di 1794 giorni. Sono state eseguite 1621 visite medico/infermieristiche
che hanno evitato 1025 accessi in Day Hospital (per terapia endovenosa in monosomministrazione
giornaliera, trasfusione di emocomponenti ed emoderivati, esami ematobiochimici,
addestramento alla gestione del catetere venoso centrale) e 596 giorni di ricovero
in Reparto (terapie endovenose ripetute nell'arco della giornata, nutrizione parenterale
totale, pazienti in progressione di malattia in condizioni cliniche gravi). La
mediana delletà alla diagnosi era pari a 4 anni (estremi 0 mesi
23 anni) mentre quella delletà alla presa in carico dal Modulo di
Assistenza Domiciliare era di 6 anni (estremi 3 mesi 35 anni): per i pazienti
di età maggiore che provenivano per lo più da una lunga e spesso
sofferta esperienza di malattia, il poter trascorrere a domicilio
(propria abitazione o struttura di accoglienza) rappresentava una esigenza fortissima.
La durata mediana del periodo di presa in carico (dal giorno di arruolamento
nel programma di assistenza domiciliare al momento del ricovero ospedaliero o
dellexitus a domicilio) è stata pari a 30 giorni (estremi 1
235 giorni). A parte la soluzione delle problematiche per le quali i pazienti
erano entrati nel programma di AD, il principale motivo della sospensione dell'
AD è stato rappresentato dall'insorgenza di febbre nei bambini neutropenici.
Solo in un caso l' AD è stata sospesa per la scarsa affidabilità
del nucleo familiare.
Durante
il periodo trascorso in assistenza domiciliare i pazienti arruolati sono stati
sottoposti a 1004 prelievi venosi o da catetere venoso centrale, 217 trasfusioni
di concentrati di globuli rossi e aferesi piastriniche, 430 giorni di nutrizione
parenterale totale o idratazione endovenosa, 1201 giorni di terapia endovenosa
(antibiotica, antivirale, antifungina, antiemetica, fattori di crescita, ecc.)
escludendo la somministrazione di farmaci oppiacei. La terapia antalgica ha previsto
la somministrazione di oppiacei (per 163 giornate) in tutti i pazienti, per 5
bambini (a causa della gravità della sintomatologia dolorosa e per il difficile
controllo del dolore utilizzando oppiacei per via orale) si è ricorsi allutilizzo
della via endovenosa utilizzando linfusione continua associata alla somministrazione
di boli tramite la PCA (patient controlled analgesia) nei pazienti più
grandi o la somministrazione di boli concordata con i genitori per i bambini più
grandi.
L'analisi
dei dati economici ha dimostrato un notevole divario tra il costo dell'assistenza
erogata a domicilio del paziente ed il costo del ricovero ospedaliero ed inoltre
i posti letto non occupati dai pazienti seguiti in A.D. sono stati utilizzati
per altri bambini con problematiche acute. Il costo medio di un giorno di AD per
paziente, basato sul costo per i farmaci, gli esami di laboratorio e il supporto
trasfusionale, sommato al costo del personale (calcolato come costo lordo per
l'Istituto) è stato pari a 150 Euro circa.
Il
costo medio di un giorno di ospedalizzazione in Day Hospital o in Reparto di degenza
è stato pari rispettivamente a 350 e 750 Euro. Al fine di valutare l' impatto
economico del programma il costo medio dell' AD è stato comparato con
il costo medio dell'assistenza ospedaliera necessaria ad erogare le stesse prestazioni.
Il costo medio dei giorni di AD realmente sostenuto e valutato nella base delle
prestazioni erogate (2671 euro, estremi 150-30.450) è risultato inferiore
(p<0,001) rispetto al costo medio dei giorni di ospedalizzazione in regime
di day hospital o ricovero (8854 euro, estremi 350-132.250).
Tra
gli obiettivi del progetto si era evidenziata l'importanza di promuovere la cultura
gestionale delle cure domiciliari nell'ambito pediatrico. Questa esigenza, fortemente
sentita in fase di programmazione, è stata realizzata con la discussione
di due tesi di Specializzazione in Pediatria. E stato inoltre organizzato
un convegno nazionale riguardante lapproccio terapeutico al paziente in
progressione di malattia. Sono stati prodotti alcuni lavori scientifici pubblicati
su riviste nazionali ed internazionali Nel corso di questi 2 anni di attività
medici ed infermieri hanno partecipato a numerosi congressi nazionali ed internazionali
in qualità di relatori e sono stati coinvolti in incontri e seminari universitari
riguardanti l'assistenza domiciliare.
L'attività
svolta in questo primo periodo dal modulo del progetto di A.D. ha suscitato sia
negli operatori sia negli "utenti" coinvolti pareri favorevoli. Tra
questi occorre ricordare:
a) l'importanza
per il gruppo familiare di poter stare a casa e non dover subire frequenti
e/o prolungati ricoveri, con alterazioni dei rapporti di relazione e affettivi
(rappresenta il vero vantaggio difficilmente quantificabile dell'assistenza domiciliare)
potendo mantenere l'unità del nucleo familiare; il ripristino delle abitudini
quotidiane della vita familiare; la vicinanza fisica a parenti ed amici (valido
aiuto e sostegno psico-affettivo); il mantenimento del lavoro di almeno uno dei
genitori; l'abolizione del disagio conseguente allo spostamento del paziente in
ospedale per eseguire prestazioni effettuabili a domicilio.
b) il
personale sanitario ha segnalato la possibilità di instaurare un miglior
rapporto bambino-equipe assistenziale, con riqualificazione e rimotivazione di
medici ed infermiere ad affrontare con "spirito pionieristico" ed entusiasmo
una esperienza assistenziale del tutto innovativa.
Sviluppi
futuri (per l'attività svolta dal servizio dell'Istituto Gaslini)
A. Nellassistenza
ai pazienti
Per
una migliore e più completa qualità dell'assistenza risulta utile:
a) la
presenza strutturata di psicologi (dedicati sia ai pazienti e ai loro familiari,
sia agli operatori), insegnanti di scuola materna, elementare e media, animatori
ludici e guide spirituali.
b) utile
per una più agile attività è la presenza organizzata di personale
di supporto logistico: obiettori di coscienza e volontari.
c) la
presenza organizzata dei pediatri di libera scelta.
d) l'
istituzione di una reperibilità medica ed infermieristica non volontaria
24 ore su 24 per i pazienti in fase terminale avanzata.
e) la
somministrazione di farmaci chemioterapici in assistenza domiciliare.
f) l'elaborazione,
somministrazione e valutazione dei risultati di un questionario sulla qualità
di vita percepita e soddisfazione del trattamento ricevuto per il bambino
e la famiglia in assistenza domiciliare e cure palliative.
La
fattibilità analizzata riguarda, per il momento, solo il settore emato-oncologico,
ma è chiaro sin d'ora che la realizzazione del Modulo ipotizzato deve essere
concepita come esperimento gestionale da espandersi in un futuro prossimo ad altri
settori della pediatria altrettanto motivati a trasferire a domicilio parte della
attività assistenziali.
Tale
progetto organizzativo, dopo un adeguato periodo di attuazione, potrebbe essere
utilizzato, apportando le dovute modifiche relative alla tipologia della problematica
clinica ed assistenziale, anche per altri settori della pediatria (la Fibrosi
cistica, la dialisi peritoneale, la diabetologia, la riabilitazione cardio-respiratoria). Lo
stesso progetto potrebbe essere esteso a tutti i centri italiani dellAIEOP
(Associazione Italiana di Onco-Ematologia Pediatrica) costituendo un modello esteso
allintero territorio nazionale.
B. Nella
ricerca clinica applicata
Oggi
in Italia sono molto poco diffuse sia la cultura delle cure palliative, sia la
conoscenza delle sofferenze dei bambini malati di cancro in fase terminale. Il
fenomeno dolore colpisce quindi, ancora ai nostri giorni, una grande percentuale
di bambini, e indirettamente i loro genitori.
Occorre
quindi incrementare:
a) le
conoscenze sulla natura della percezione del dolore e della malattia da parte
dei bambini;
b) i
metodi di valutazione del dolore nei bambini, soprattutto nei primi mesi o anni
di vita
c) le
conoscenze di frequenza, leziopatogenesi e la terapia dei sintomi presenti
nella fasi di progressione di malattia;
d) l'
acquisizione di tecniche di tipo comportamentale, cognitivo e di supporto utili
per la riduzione del dolore e miglioramento nella conoscenza e nellutilizzo
dei farmaci cosiddetti adiuvanti alla terapia del dolore: cortisonici,
antidepressivi, anticonvulsivanti, stabilizzatori di membrana, ecc ;
e) il
miglioramento nellutilizzo e nella gestione di farmaci ancora oggi considerati
potenzialmente pericolosi, come la morfina e l' acquisizione di nozioni sulla
farmacocinetica e sulla farmacodinamica degli analgesici oppioidi nei bambini,
con conseguente uso di dosi adeguate, utilizzando vie di somministrazione non
dolorose e più efficaci;
f) la
frequenza, leziopatogenesi e la terapia dei sintomi presenti nella fasi
di progressione di malattia.
Lacquisizione
di tali conoscenze consentirebbe di realizzare linee guida e protocolli operativi.
Il
confronto e lo scambio di opinioni (anche come second opinion per
il caso specifico) permetterebbe di delineare protocolli comuni di terapia antalgica
e di cure palliative, una più ampia parametrazione di standard di qualità
di vita, il confronto e lanalisi dei costi nelle diverse realtà con
tipologie assistenziali differenti.
La
possibilità di interazione con altri centri pediatrici di onco-ematologia
impegnati attivamente nelle cure palliative pediatriche permetterebbe la creazione
di un gruppo di lavoro capace di archiviare una notevole mole di dati inerenti
i sintomi presentati dai pazienti in progressione durante la fase terminale, la
terapia farmacologia adottata, il costo dellassistenza domiciliare.
Conclusioni
a) L'assistenza
domiciliare permette al paziente ed ai propri familiari di poter stare a casa
e non dover subire frequenti e/o prolungati ricoveri, con alterazioni dei rapporti
di relazione e affettivi. L'evidente beneficio permette al nucleo familiare una
migliore organizzazione interna, con la possibilità di utilizzare tutte
quelle risorse parentali e sociali che in un ricovero ospedaliero non sarebbero
così efficacemente sfruttate.
b) L'assistenza
domiciliare (soprattutto dei pazienti con patologie cronico-degenerative o in
fase terminale), contribuisce sicuramente ad ottimizzare l'impegno di spesa da
parte del Sistema Sanitario Nazionale: riducendo i costi delle procedure assistenziali
(favorendo le dimissioni, anche precoci dallospedale e riducendo il numero
di ricoveri impropri in ambito ospedaliero) eliminando parte delle passività
registrate dall'incongruenza del rimborso a prestazione previsto dai DRG rispetto
alle esigenze reali di assistenza; migliore occupazione dei posti letto ospedalieri
(da parte di pazienti in fase acuta o subacuta che necessitano di trattamenti
intensivi continui).
c) Questa
nuova modalità assistenziale permette riqualificazione e rimotivazione
del personale sanitario (medico ed infermieristico) che affronta con "spirito
pionieristico" ed entusiasmo (spesso ormai assopito) una esperienza assistenziale
del tutto innovativa. Inoltre assistere contemporaneamente pazienti con buona
prognosi e bambini "inguaribili" riduce il rischio di burn-out generato
dall'impotenza di fronte alla condizione di terminalità.
»
RELAZIONE DEL PRIMO ANNO DI ATTIVITA DEL PROGETTO